Andrés Neuman
Ponte alle Grazie, 197 pagine, 14,80 euro
Andrès Neuman è un giovane scrittore argentino. Leggendo la quarta di copertina si scopre subito che si tratta di una promessa che libro dopo libro si sta confermando.
PARLARE DA SOLI è il suo quinto libro ma il primo che leggo. I capitoli hanno nomi comuni: Elena Mario e Lito, i tre personaggi i cui racconti sono tre sguardi sulla medesima storia, sguardi che si completano offrendoci la vicenda umana di una famiglia.
Un cancro, quello di Mario, e la necessità di salutare il figlio con un grande viaggio in camion nella paura che sia l’ultimo. Un figlio, Lito, che a dieci anni non capisce cosa stia realmente accadendo ma che si sente oramai grande grazie al regalo più bello: un viaggio con papà. Una donna, Elena, che lontano da Mario e Lito stravolge la propria esistenza per sfuggire il dolore, costruendo un rapporto sessuale “vergognoso” fatto ora di dolore, ora di sottomissione, ora di felicità . E a un primo trittico se ne somma così un secondo, un’infedeltà turpe, piena di rimorsi, scandalosa, però salvifica.
Neuman ha una scrittura felice e fluida, bella e intrigante. Ascoltare una storia attraverso i pensieri dei tre protagonisti è un’idea azzeccata che permette a chi legge di entrare in una vicenda di vita e morte con una semplicità senza pari. Emozionante conoscere la storia attraverso i pensieri di chi resta, di chi soffre la perdita, di chi la perdita non riesce ancora, per mancanza di strumenti, a viverla, e di chi si sente perso per nella paura di morire.
Emozionante ascoltare, attraverso un’ultima riflessione di Elena, la solitudine che la perdita genera in coloro che rimangono, ma anche la forze che questa solitudine può destare. Quella forza straordinaria che ognuno sembra avere per alcuni giorni, a volte mesi, che nulla ha di naturale, quella che procura lo stare vicino a chi muore.
Alberto Dellacroce